Museo della Pieve di San Giuliano, Collegiata di Castiglion Fiorentino
Vai ai contenutiTonacella di Petreto
Manifattura fiorentina
seconda metà sec. XV
velluto tagliato operato a un corpo, lampasso, h cm 110x112
proveniente dalla chiesa di S. Andrea a Petreto
Le tonacelle o dalmatiche venivano indossate dal diacono e dal suddiacono, fino all’abolizione del suddiaconato nel 1972, durante i riti solenni; resta ancora uno dei paramenti del vescovo.
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È evidente che siamo in presenza di una committenza ricca e raffinata, che per contiguità di luogo e cronologia fa pensare a quella Teodora, figlia di Laurenzia (Laurenzia muore intorno al 1493) e Paolino Visconti (morto nel 1450), andata in moglie ad Antonio Lambardi di Tuori, castello che si trovava appunto nelle vicinanze di Petreto.
Il velluto tagliato a un corpo in seta cremisi che la compone si fabbricava, oltre che a Venezia, in Toscana nelle città di Lucca e Firenze; mostra il motivo della melagrana, che nell’iconografia della chiesa cattolica simboleggia al contempo la vita eterna, la passione di Cristo e la sua rinascita.
Il tessuto figurato, un lampasso in seta e oro filato, raffigurante la “Natività” con la scritta VERBUM CARO FACTUM EST (Giovanni, 1,14), è ritenuto dagli studiosi un tipico prodotto di manifattura tessile fiorentina per i colori beige e verdi della cimasa. Era inoltre consuetudine che i disegni per tali paramenti venissero forniti dalle più importanti botteghe pittoriche del tempo: Ghirlandaio, Raffaellino del Garbo, Antonio del Pollaiolo, Botticelli, Signorelli.
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